Poche ore fa

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

conchoglia

Forse te li spettavi questi miei pensieri
notturni, chiusi, senza alcun respiro
dopo l’incontro, dopo quel saluto
di circostanza in fretta in un locale.

Bello incontrarti, certo, bello rivederti.
Avrei voluto chiedere, parlare
avrei voluto, come nel giardino
tuo, guardarti dentro gli occhi e rimanere

per ore ― tempo fermo ― ad ascoltare
i sogni i desideri le paure
le ansie e la fatica, il tuo cercare
cose più belle, il tuo “prendere e andare”.

Avrei voluto, mano nella mano,
dirti che sei leggera,
soffio di bellezza,
che sei carezza, respiro profumato
che sei entusiasmo che penetra la vita.

Il silenzio

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

silenzio

Io l’attendevo questo tuo silenzio
pensavo già a giorni un po’ isolati
di un’indolenza lenta e dolceamara
stanchezza nelle braccia, spento il cuore.

Non certo immaginavo avresti letto
questi miei versi dell’amor nascosto
queste mie ipotesi che spingono al passato
nei brividi che corrono alla schiena.

Ma nel Caso ci speravo, sì, nel Fato
in un’amica ― “hai visto?” ―, in un errore,
speravo che cliccando, navigando
potessi tu arrivare alle parole

che scrivo qui da giorni e alle parole
mie avresti poi risposto col silenzio
che forse io volevo. Ché l’amore
è muto, è solo un attimo, un passaggio.

Il dolore del mondo

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

dolore

Quanta gente, chissà, stara soffrendo
per abbandono o solo per mancanza
per lontananza e quanto male intenso
si sparge mentre anch’io sto nel profondo

di un attimo di quiete dolorosa.
Nel senso che mi schiaccia la tua assenza
sentire che non sono nel tuo mondo
sapere che non sono un tuo pensiero

e tutto si rimescola in avanti
senza di me e senza che qualcuno
si accorga se ci sono o non ci sono.

Il senso della vita è la materia.
Tutto si muove, soffre e poi si cambia
in forme che ritornano al dolore.

All’alba

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

alba

Notte insonne stanotte, avevo voglia
di vita effervescente e di mattina
del mio caffè, dell’acqua, dei pensieri,
e del fresco da prendere in terrazza.

Da qui sembra più facile pensarti
volare sui chilometri che fanno
lontana la tua casa dalla mia.
Da qui sembra più facile pensarti.

Tra il pane, il miele, succhi e marmellate
c’era voglia di viaggio, alberghi, Europa
Stamani avrei voluto far valigie
scrivere poco e invece camminare,

tenerti accanto in treno, poi in aereo
partire senza voglia di tornare.
Stamani nel caffè del desiderio
c’erano porti, metropolitane.

Le cose che ho da dirti

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

albero

Mi muovo con calma, senz’ansia
in un’attesa dolce, emozionante.
Con gli anni, con l’età, tutto il mio amore
più non sarà possesso e gelosia.

Le cose che ho da dirti
non sono impedimenti e legami.
Vorrei che il tuo sorriso fosse vita
vissuta, giorni pieni di cose volute.

Vorrei avere del tuo tempo qualche attimo
piccole complicità da rimandarsi
proiezioni, sogni, desideri
niente a che vedere con la quotidianità.

Le cose che ho da dirti
sono carezze di suono e profumo
sostegno, forza, energia.
Vorrei esserti accanto.

Le frasi trascurate

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

frasi trascurate

Ora che ho diluito la tristezza
nel caldo e nelle ore della sera
negli sguardi persi e poco innamorati
di donne che passavano notturne

Ora che ho diluito la mancanza
dentro discorsi che fanno compagnia
dentro progetti che creano l’attesa
di giorni belli ancora da venire

Ora che tutto sembra avere un posto
persino quelle frasi trascurate
sentite, soppesate, emozionate,
scritte per lei, postate, pubblicate

mi addormento tra un presente disastrato
e un futuro che non so cosa riserva
tra il rumore delle foglie alla finestra
e il silenzio della stanza e della mente

Scia

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

absence

Ora nell’orizzonte ho spazio e tempo
un po’ di vento e immagini lontane
e guardo il punto, l’incipit, partenza
mi volto indietro, l’origine, l’inizio.

Piove. Sono sicuro: passerà
come passano le cose che ho lasciato
indietro, abbandonate, allontanate
spinte dal finestrino nel vento del contrario.

Tu ci sei sempre, però, nell’erba dell’estate
che scrocchia e che accompagna le parole
del mio rimuginare camminante
del mio dimenticar destinazioni.

“I miss you” verrebbe da cantare
si scrive ― invece ―; scrivere e viaggiare
e tu non manchi: arrivi nell’inchiostro
al mio pensare… scrivere, viaggiare…