Il nostro andare

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

il nostro andare

Equilibrio sottile il nostro andare
tenersi sull’incanto – a piedi nudi –
era guardare lontano nel futuro
mentre tremavano i giorni del presente

Avrei ancora camminato sul metallo
linea fredda che corre all’infinito
e ponti avrei cercato e del cemento
il grigio avrei distrutto col sorriso

Niente si tiene se non viene stretto
e non servono dadi bulloni traversine
se mancano le chiavi – forza e desiderio –

Il tuo era un andare paralleli
senza concedersi, aprirsi nel profondo
senza toccarsi, senza mai incrociarsi

Matera

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

oblo

Il freddo e la ricerca di un negozio
i guanti e il tuo viso incorniciato
dal nero di un cappello improvvisato
nella foto coi Sassi e quell’abbraccio

che rimane come un presentimento.
Il libro di un’amica ritrovata
tra i libri della sera in libreria
e poi il vino e un concerto inaspettato.

Tutto era bello nel miele di castagno
delle mattine che portavano lontano
dai giorni in movimento e dagli errori

Persino nel sedile da adattare
si spandevano le ombre del passato.
Precipitava tutto. Si affossava.

Eternità

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

occhiali

Quando sarò via da questo istante
quando ogni cosa sarà andata
di me e del dolore che mi tiene
in piedi dentro il vento del presente

Quando il tempo passerà ciò che io sono
nient’altro che un costante desiderio
di stare accanto alla tua vita
sentirti, entusiasmarmi nei tuoi occhi

Quando tutto sarà morto e cancellato
ogni atomo compresso e disgregato
rimarrà il senso delle cose

l’amore che ho sentito e immaginato
i giorni che dovevano venire
il tuo volto dentro il mio costato

Castel di Lama

di Giovanni Petta -foto di Marcella Cicchino

fantasma

Fu lì che la tempesta ci sconvolse
che in un parcheggio scesero le nubi
la morte fu invocata per salvezza
la verità di nuovo allontanata

Ci fu poi un’alba trovata nell’abbraccio
Ero sicuro di essere quell’uomo
da sempre ricercato. – “Finalmente!”
“Stammi vicino e tutto sarà vinto”

L’appoggio, invece, un semplice passaggio
tornavo io tra il perdere e il trovare
lo stesso calmo e perfido equilibrio

Bastava abbandonarsi e respirare
ma il nero che viveva dalla notte
si insinuava ancora dentro il giorno

Pescocostanzo

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

porta

Qualcosa scintillò tra quella neve
Anche tra il bianco freddo dell’Abruzzo
una lucina intensa dentro il ghiaccio
brillò vicina e si lasciò vedere

Tu speravi che il tempo la scurisse
nascondevi ai tuoi occhi i giorni andati
volevi ripartire e cancellare
ciò che era stato prima dell’amore

Erano poche le parole, invece,
bastanti per aprirsi alla Bellezza
e allontanare ciò che era male:

voglio te, non pensare, sono tua,
voglio correre con te su questa neve,
tienimi accanto, tienimi vicino.

Tropea

di Giovanni Petta – foto di Marcella Cicchino

mare

Era tutto stato scritto nell’azzurro
che arrivava, per il vetro, nella stanza
un azzurro che chiedeva la tua luce
mentre tu non sorridevi e la tristezza

mi avvolgeva come nuvola la cima
quando toglie ogni forza a quell’altezza
che predonima se è il sole che sovrasta
e se il vento soffia verso la speranza

Mi parlavi, t’impegnavi a cancellarmi
a impedire che dicessi della forza
dell’amore, dell’abbraccio e la bellezza

che aspettava solo che tu la chiedessi.
Distruggevi. Io piegavo le ginocchia
e l’azzurro sprofondava nella notte.