Quarantatré

di Carlo di Francescantonio

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restare all’aperto, vicino alle intemperie,
accettare se stessi anche quando la direzione
non è quella che hanno preso gli altri,
perché vivono per il buon esempio.
Imparare la bellezza della solitudine,
piuttosto che galleggiare nelle mancanze

 

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tratta da “Memorabilia”, in uscita a marzo 2016 per ZONA Contemporanea

Nove

di Carlo di Francescantonio – foto di Marcella Cicchino

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adesso che sei partita
tutto il mondo intorno a me ha fatto dieci passi indietro.
Condizione a me abituale
quasi insignificante, perché
ho sempre una casa che aspetta.

È stata una splendida notte di Natale:
tante parole,
una finestra che si accende,
tre baci, credere nella superstizione o nella fortuna,
e già il rimpianto di aver detto troppo o troppo poco.

Oggi ho cambiato lenzuola e copri divano,
ho fatto la barba,
sono uscito,
quasi non mi riconosco. Al ritorno
dovrò rompere tutti gli specchi e
inchiodare i pezzi vicino al cuore.

Nell’angolo del tavolino resterà La bella estate, un Pavese con dedica.

Poche ore sono bastate.
Se anche Dio non era perso nel sonno
avrà sentito come mi batteva il cuore nonostante tutto quel freddo

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tratta da “Memorabilia”, in uscita a marzo 2016 per ZONA Contemporanea

Sette

di Carlo di Francescantonio – foto di Marcella Cicchino

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non capirò mai la dinamica dei sentimenti,
perché colpisca un vestito piuttosto che un altro
il trucco agli occhi,
la pelle colore del latte,
una frase, il libro che leggi.
Da subito mi sono piaciute le tue mani,
ancora prima che attraversassi la strada,
da lontano, era febbraio
e già iniziavo a sentire caldo,
mentre non si contano gli anni
nei quali dovrò aspettarti
senza vederti arrivare.
Da subito mi sono piaciute le tue mani,
il viso, i capelli
e mentre pensavo che non avrei mai potuto tenerti per mano
ho capito cosa vuol dire avere in prestito una vita

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tratta da “Memorabilia”, in uscita a marzo 2016 per ZONA Contemporanea

Ogni giorno

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

ogni giorno

Pensarti è luce che penetra la vita.
L’assenza pesa, è un quadro alla parete
di verde spento come in ospedale
e tubi e fili e liquidi essenziali.

Mi manchi come un giorno che non viene
atteso a lungo per partire, andare.
Mi manchi come il vento al viaggiatore
che sente l’esigenza di tornare.

Ho atomi di te nelle mie mani
ho movimenti che sono stati tuoi
ho lacrime con il tuo stesso sale
che cadono ogni tanto a ricordare.

L’abbraccio

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

abbraccio

Dentro il tango, nella danza, dentro i piedi
dentro il tempo che ferisce e corre via
dentro i segni scalcinati da parete
nelle crepe, dentro i solchi della vita

Fino ai sogni di una notte allucinata
nelle stelle quando il sonno non arriva
nel cercare somiglianze e solitudini
nella rabbia che poi esplode e le parole

da subire, nelle offese sulla pelle
c’è un abbraccio; e c’è pure in ogni istante
proiettato sui misteri del futuro.

Ogni cosa ritrovata nel presente
– anche fosse un vento freddo di dicembre –
sa di te, del tuo corpo inconsistente

 

 

Luce

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

luce

Nel movimento tutto mio delle tue mani
nel tuo stare allegra tra la gente
nel protenderti e cercare cose nuove
nel sentirmi accanto, nell’essere tenuto

In ogni sorriso raro e benedetto
nelle parole concesse a malapena
nell’andare e nel tornare dal lavoro
nella pena e dentro il pane quotidiano

Nella noia delle feste, negli inviti
nel buio di una sala e nelle scene
e ancora nella musica di un film

nelle mani insieme sui titoli di coda
nel passato che non passa e non ritorna
In ogni cosa tua e nelle mie cercavo te

Autunno

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

autunno

Se fosse così la mia morte
ne sarei contento
Questo inchinarsi senza violenza
questo accettare il tempo che passa
questo mutarsi in colori più tenui
questo piegarsi alle cose che vanno
metamorfosi bella e infinita

Manca il conforto – ad esser sinceri –
della tua presenza
del tuo essermi accanto
ma quando si cade nel vento
ogni foglia si allontana dall’altra

e dovrebbe bastare l’amore
un tenersi senza vedersi
un pensarsi da lontano