Un solo viaggio, una sola andata

di Michele Loreto

muro giallo

Non c’è nulla che sembra possa finire
Qui dove la differenza
è un’eresia non concessa
l’unica speranza è il niente
Il niente buono delle cose che non accadono
che non accadono a te
per pura coincidenza
malgrado
nonostante
Il niente pigro
che ti dimentica
quando beve il sangue
quando mangia la carne
Fa freddo da queste parti
poteva accadere
C’è il silenzio nelle tenebre
doveva accadere
C’è un treno e un solo binario
è accaduto

Outlet

di Giovanni Petta

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Era, spesso, la domenica un tormento
capire cosa fare, quale fosse
l’imminente desiderio da inseguire,
quale ansia misteriosa sistemare

Quella luce così bella alla finestra
che spandeva nella casa un gran tesoro
morbidezza da trascorrere in cucina
o nel letto, nella musica, a passeggio

si scontrava con i bronci scuri, neri
si spegneva nelle spalle già cascanti
caricava di tensione tende e specchi

Ora manca la ragione ed il tormento
è un’assenza nello stomaco – gastrite –
come fosse, la bellezza, nel dolore

Oblio

di Giovanni Petta

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                                                         a Nicanor Parra

Non solo il nome, ma il viso e la sua pelle
il muoversi elegante, la postura
la voce data agli altri e quella mia
l’abbandonarsi tra il collo ed il mio petto

ogni vestito, il suono dell’armadio
il mio osservarla riflessa nello specchio
le scarpe, il mio richiedere un sorriso
e quello avuto che confondeva il tempo

Come si fa? Poeta, come faccio
a cancellare la lama di bellezza
che spinge dentro fino a ciò che sono?

Come si fa a far passare i giorni?
Tu che sei vecchio e giochi alle parole
come si fa a cancellare tutto?

Notte tra il 23 e il 24 gennaio 2016

di Giovanni Petta

tvb

Chissà cosa sarà ora lo spazio
che ha visto l’aria farsi cosa sola
con corpi e bianche fibre di tessuto
con il respiro e i sogni e il desiderio

Forse sarà una notte buia e stanca
un ritorno da festa ciancicata
abbracci addosso da piana dei mulini
nel freddo secco e breve di gennaio

Forse sarà un vuoto ricercato
dove io manco, espulso e ripudiato,
per la ricerca di un equilibrio nuovo

Da qui, io spero sia rimasto ancora
l’abbraccio, il mio tenerti accanto al viso
l’odore e il suono, la pelle sulla pelle

Now

di Giovanni Petta

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Niente di noi è chiuso nel passato
la vita è solo stare nel presente
persino i figli, pane quotidiano,
è luccichio che appena s’intravvede

Se il vecchio e il marcio penetrano il cuore
amori baci abbracci e le occasioni
di cogliere l’amore, di eternarlo
fuggono nell’attimo e vanno via

Non serve allontanarsi; no, non vale
provare, come carta d’aquilone,
a ripudiar la mano che ci tiene

I voli in solitudine son tristi
Persino nelle foto, gli aquiloni
sorridono se sono in compagnia

 

 

Torre Mozza

di Giovanni Petta

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Arrivano dal mare ancora freddo
riflessi di chiarore impertinente
la luce, bianca come fosse neve,
si adagia sulle onde e poi rimbalza

negli occhi di chi osserva lontananze
che sanno di passato e poi d’attesa
di cose mai godute. E il desiderio
è ora solo offesa. Ed è umiliante

sentire i piedi nella sabbia molle
rincorrere – muovendo cuore e gambe,
ostacolato, goffo, da imbranato –

un po’ di senso e un po’ di verità.
A Leuca si abbracciano le acque
si toccano con forza e lealtà.

Quello che sei

di Giovanni Petta

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Tutto il passato ora si fa luce
spariscono le ombre e la figura
prende forma, incontri e occasioni,
cose già chiare eppure non vedute

Uffici, banche, mutui e tiritere,
fratelli, padri, figli sostenuti
uomini, insomma, che vivono intorno
si mostrano per ciò che sono stati

La musica: persino nei concerti
– o nelle cose stupide di danza –
si trova ciò che è, che è sempre stato.

Anche l’amore è fermo. Non si muove.
Abbraccia tutto, come sempre ha fatto,
si umilia stanco e muore immacolato.