Angelo della morte

di Alessandro Fo – foto di Marcella Cicchino

angelo morte

Fuori dal tribunale
passavi più lontano.
La tua andatura stramba,
le ballerine rosse sul pantano
di tormenti passati.
Non accada
più di subirli.
E presi un’altra strada.

Ma una falce fatale
ci riunì spietata al faccia a faccia
e sconsolato allargando le braccia
ti ci sfiorai d’istinto le spalle,
mentre salutavi fredda e odiosa,
che saresti stata più affettuosa
nell’incontrare perfino la morte.

A sinistra, azzurra vena in campo rosa,
la vena sul tuo seno
non veniva volgendo che veleno.

E ti vidi, per un sinistro effetto,
comporsi i connotati della morte.
Sotto occhiali da sole, solo un teschio;
le tue poche parole storte e ossesse
slittavano in un morso, quasi come
quando caddi e il muscolo non resse
e lo strappo aprì un buco nella gamba.

Rapidamente ti volsi le spalle.
Sopprimere un antico e vivo affetto,
come per trarre in inganno la morte.
________________________________________
in  «L’Immaginazione» 283, settembre-ottobre 2014, pp. 1- 2
e in http://www.pioggiaobliqua.it/nuovo-poesia-alessandro-fo/

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