Parto

di Giovanni Petta

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“Qualunque cosa accada, non andare…
sono un cavallo pazzo e non sopporto
le redini che stringono il respiro
ma io senza di te non saprò stare

tu fermati, sta’ lì, io torno presto”
E poi ridevi forte del timore
che mi leggevi addosso, nello sguardo,
nell’ascoltare quelle tue parole

Io parto tutti i giorni ma non vado
mi muovo ma sto fermo senz’attesa
faccio il turista e certo non trasloco

dal punto in cui la vita imbizzarrita
– “Voglio morire… gli occhi nei tuoi occhi…” –
ha preso il tempo e piano lo ha dissolto

No sense

di Giovanni Petta

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Sfiorisce la tua pelle e nel ricordo
sfiorisce ogni attimo passato
accanto al tuo guardare, al tuo profumo.
Mi perdo e mi ritrovo, anchilosato

cammino nella vita e mi distraggo
ad ogni movimento che riprende
le ore che ho vissuto sul tuo petto
le passeggiate accanto al tuo respiro.

Ti guardo da lontano. Anni luce
separano la vita dal torpore
in cui mi muovo adesso senza senso.

Ti amo come non ho mai amato,
…una gioia che evapora veloce.
Ti amo come pioggia sotto il sole.

San Giovanni

di Giovanni Petta

il-laghetto

Non sono solo oggi in questo giorno
che si ripete al nome del mio santo
anche se non mi trovo alcuno accanto
e mi festeggio senza l’allegria

dell’anno scorso insieme alla famiglia
da poco costruita alla speranza.
Oggi sto fermo, non trovo più nessuno
costretto a far le ciance degli auguri

E la tristezza abbraccia e rasserena
Sono nudo senz’ansia di vestire
la faccia che potesse più piacerti

Manchi – che posso farci? – manchi manchi
e mancano quei figli che pensavo
fossero miei, davvero tutti miei

Geisha

di Giovanni Petta

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Chissà se finirà e chissà quando?
Il tempo allenterà ogni sconfitta
e ogni pensiero di dolore insano
sarà ricordo comico e dolente

Intanto osservo calmo il tuo passaggio
– non più la testa alta tra la gente
ma un po’ piegata e gonfia, preoccupata –
accanto a donne vecchie nello sguardo

e il tuo che invecchia uguale nel seguire
– gonfiore e poi magrezza del tuo corpo –
l’altalenante umore di chi hai scelto

senz’amore, di ciò sono sicuro.
Sto qui, mi tengo al tutto del mio niente,
in un abbraccio d’aria inconsistente.

 

Il rumore dei sogni

di Giovanni Petta

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Era il rumore non di carrucola
che cigola dalla poesia di un pozzo
ma di serranda che ogni dì Nicola
lancia nel cielo e apre il suo negozio

era nel sonno prima del risveglio
tanto che già cercavo la tua mano
accanto, dentro il letto, come sempre
pensando che dormissi al quinto piano

di casa tua, nel caldo dell’abbraccio
che tengo ancora qui, che non rilascio
anche se so che è aria ciò che stringo

Poi alzarmi un po’ deluso, un po’ sereno
e profumarmi al fresco di mattina
senza di te, tenendoti un po’ accanto

Tango

di Giovanni Petta

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Si fa di meraviglia questo amore
ancora adesso che non ha più luce
Mi corre addosso e dentro e mi dà vita
mi tiene in piedi, vive e mi sorregge

Se non ci fosse sarei meno bello
e ballerei con scuola, tutto al tempo
di tutti quegli accenti che si danno
col contrabbasso oppure con la voce

Invece mi rallento nel dolore
e poi mi spingo al flash del tuo sorriso
raro, che quando c’era impressionava

e mi catapultava nella gioia.
Persino la tristezza che lo copre
scende nel passo che mi accingo a fare.