Dos pasos

di Giovanni Petta

dos pasos

Vederti passeggiare un po’ in penombra
– con l’ombra che ti segue affaticata –
nei suoni del dialetto mascherati
da erre arrotolate e finti accenti

che alludono a passaggi altoitaliani…
e la fatica, il passo affaticato
di chi ti tiene al laccio del potere
venuto da tristezze a te normali:

contratti fatti insieme ai matrimoni
e figli da percorsi disgraziati.
Che somiglianze! Ah, che coincidenze!

E invece la tristezza è tutta mia
che osservo dal mio poco di purezza
il grigio che si fa sempre più cupo.

Tirreno

di Giovanni Petta

papardo

Domenica di pioggia in pieno giugno
…che apri le finestre e la speranza
di luce e di profumi e di calore
rimane ferma. E si ritorna a letto

Un po’ si legge e un po’ ci si ritrova
in cose che non sanno andare via:
un anno fa sul mare del Tirreno
il laccio colorato messo al polso

col desiderio. E ancora può accadere…
perché è ancora lì sulla mia pelle.
Con le tue mani legasti le mie mani

a ciò che proiettavo nel futuro.
“Quando si romperà poi me lo dici…”
È ancora qua… ancora non si sfibra…

(∂ + m) ψ = 0

di Giovanni Petta

index

…e questa rabbia che ci tiene insieme
ci lega più di un fascio di catene…
(Ivan Graziani – Alfredo Rapetti, Cheope)

Chissà se finirà. E chissà quando
il tempo allenterà ogni sconfitta
Il tempo diluisce e poi cancella
nasconde negli spazi interstellari

Io stavo insieme a te e tutto il resto
non lo ricordo, forse non c’è stato
Nessuna attività è registrata
dei giorni in cui tu non mi stavi accanto

Ricordo invece ogni luce entrata
dalla finestra bianca dell’attesa;
il camminare, il niente delle ore

del fare e del non fare senza tregua.
L’apoteosi è il senso dell’abbraccio
sul limite rincorso all’infinito.

Flavors of Entanglement

di Giovanni Petta

Entangled-Atoms

Certo che lo so, non sono pazzo,
la poesia non servirà a guarire
né a rendere diverso questo tempo.
E serve poco anche a ricordare

perché mentre lo scrivi, quel momento
diventa cosa nuova, si ricrea
e non è più lo stesso. Si ritrae
persino nella foto da scattare.

Ma delle mani tue, della tua pelle
del suono della voce e le parole
che ancora mi raggiungono di notte

cosa ne faccio? Le lascio a sbiadire
nel buio polveroso del passato?
E l’abbraccio che tengo ancora addosso?

Il pane di Milano

di Giovanni Petta

bar basso milan negroni envy

Dire che sei un pensiero ricorrente
è poco se mi voglio un po’ sincero
…pensare che le frasi che ti scrivo
le usi come lama per tagliare…

Preparo il pane, faccio il panettiere
farina, acqua e lievito del cuore
e forza delle mani; impasto e impreco
e poi semplicità da sprofondare

Lo faccio con le cose che so fare:
con le parole ed il rimescolare
di una sintassi che mi fa impazzire

Preparo il pane e poi lo metto in forno
e quando è caldo sentine il profumo
Taglia se vuoi: che niente vada perso

La fabbrica delle verità

di Giovanni Petta

salvato dalla musica

Non ho la verità ma cose vere
che vengono a trovarmi dentro i giorni
che passo a rivedere le parole
di chi diceva di essere nel giusto.

Ho visto padri – chinati alla violenza
di donne senza scrupoli e agghindate
per vendersi al mercato del potere –
rimare accuse false e inconsistenti

contro altri padri – figli accarezzati –
e poi far finta, come fosse niente,
che tutto nella vita è gioco e infamia.

Non ho la verità ma cose vere
che passano sui figli e sopra i padri
…attese senza resa e sanza scampo.