Settembre

Henry Matisse, The snail, 1953

di Giovanni Petta

Cadono i giorni, come foglie stanche,
leggeri e consumati dall’estate.
C’è ancora sole; discese e risalite,
tra l’erbe giale, grigie e inaridite,

attendono la pioggia dell’autunno,
preparano l’arrivo della neve,
nasconderanno i semi sotto terra
per poi tornare ancora, a primavera,

piene di luce bella, quella verde
che sa di vita piena e di allegria.
Io mi rinchiudo dentro la mia casa,

non mi fa specie ciò che sta arrivando:
bambini… sulla giostra… ancora un giro…
eterno, favoloso, cigolante.

Finiti ed infiniti

di Giovanni Petta

no title 1967 by Frieder Nake born 1938

In questo spazio d’incertezza piena
tu sei quel punto fermo necessario
a chi si ferma spesso ed ogni tanto
…ragioni di bilancio e d’inventario

Nel movimento imposto dagli eventi
mi trovo in luoghi bui e non cercati
ma sento la tua ombra e la tua luce
addosso, sui miei passi strascicati

Così, cammino senza la stanchezza
di chi da solo va per il sentiero
tre l’erbe abbandonate nell’oblio

di cicli e poi ricicli naturali.
Cammino con te accanto e non mi tocca
l’allontanarsi eterno d’orizzonte.

 

_______________________
Frieder Nake, no title, 1967

Metagosto

di Giovanni Petta

antonio tamburro la spiaggia

Di quanta approsimata verità
muoiono i giorni, vive la mia età
le prescrizioni mediche e non solo
l’orario del treno o il prossimo volo

Le scuole che riaprono soltanto
se i numeri, il contagio, le distanze…
O le ricerche, piramide e bambino
trovato a caso, intuito ferino

Persino il tempo bello dell’estate
confonde, si confonde con l’autunno
e lancia bombe d’acqua inaspettate

Da dove arriva e va la pandemia
se in Russia c’è un vaccino o c’è il veleno
per chi non tace, pace e profezia

________________________________
Antonio Tamburro, La spiaggia

In vita del fratello Mario

di Giovanni Petta

Rotational Circles 1960-4 by Michael Kidner 1917-2009

Se un giorno tornerò dal mio viaggiare
stanco dai mille vuoti da riempire
di presenza, senso e sentimento,
trovandoti fermo, ancora sui principi
che anch’io amai, odiai

Se un giorno tornerò in questa terra
di inetti, omuncoli e falsari
ti chiederò, pregando, di partire

___________________________________________

Michael Kidner, Rotational Circles 1960–4 

Tu dormi accanto a me così io mi inchino

di Valerio Magrelli

twombly_1961.jpeg-400x330

Tu dormi accanto a me così io mi inchino
e accostato al tuo viso prendo sonno
come fa lo stoppino
da uno stoppino che gli passa il fuoco.
E i due lumini stanno
mentre la fiamma passa e il sonno fila.
Ma mentre fila vibra
la caldaia nelle cantine.
Laggiù si brucia una natura fossile,
là in fondo arde la Preistoria, morte
torbe sommerse, fermentate,
avvampano nel mio termosifone.
In una buia aureola di petrolio
la cameretta è un nido riscaldato
da depositi organici, da roghi, da liquami.
E noi, stoppini, siamo le due lingue
di quell’unica torcia paleozoica.

______________________________
Cy Twombly, senza titolo

Una ragazza texana al funerale di suo padre

di Randy Newman

Poured Painting 1963 by Hermann Nitsch born 1938

Eccomi… persa nel vento
navigando in un girotondo
come una nave che non arriva mai
Eccomi qui… con me stessa

Quanto vorrei una canzone triste
per un uomo buono
per me
per un marinaio a mille miglia dal mare

Eccomi… lungo la pianura
mentre il sole sta tramontando
e sta cominciando a piovere.
Dai papà… salpiamo

_______________
traduzione di Giovanni Petta
Hermann Nitsch, Poured Painting 1963

La vita dei bicchieri e delle stelle

di Giuseppe Grattacaso

B IV 1971 by John Golding 1929-2012

La vita dei bicchieri e delle stelle,
tutta gentile e tutta risplendente
brillante di gas elio o detergente,
è quello che noi siamo e non sappiamo,
bagliore nello spazio quotidiano,
l’immediato presente e il più lontano,
è l’esistenza senza alcun confine
nell’universo, il gesto luminoso
della mano, il raggio che ci sfiora
e che si apparta, il cielo che rivela
la nostra carne terrena e siderale,
lo scompiglio del fiato universale.

_________________
John Golding, B IV 1971

Vieni al davanzale, amore, posa

di Davide Rondoni

Untitled 1969 by Mark Rothko 1903-1970

Vieni al davanzale, amore, posa
la testa alla mia e vedi
quale inclinazione ha il mondo,

dove vanno a finire le colline, i giorni
e le persone.

La luna sui campi, sulle auto
animali stanchi,
brucia alzandosi e il cielo
ci supera, i suoi stemmi d’argento –

Stai esposta al mio davanzale, non chiudere
gli occhi belli come la solitudine dei voli
non pensare mai: siamo soli

nella strana luce, nella segreta
inclinazione

_________________
Mark Rothko, Untitled 1969

Angelo defilato

di Alessandro Fo

Untitled 1952 by Oskar Fischinger 1900-1967

Sabato notte d’estate sul corso,
gente come fuochi d’artificio:
tutto, fra i trucchi e le pelli abbronzate,
i look tirati, le mise più smaccate,
grondava sfoggio caricaturale.

Serenamente solo,
speravo di incontrare,
l’angelo-donna che è sempre da sola,
breve, raccolta, di braccia sottili,
capelli corti nero a pagliaccetto,
che sopra gli altri come aquila vola.

Lei non era capace
forse di unirsi – come me – a quei riti
o, più semplicemente, era già a letto.

Ma la pregava il mondo dei gentili
che, comparso tra i fili
di quelle traiettorie scombinate,
uno dei suoi umili sorrisi
si rivelasse ragione di pace.

_________________
Oskar Fischinger, Untitled 1952