Eleven

di Giovanni Petta

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Piccole piogge attese e, nella terra,
la predisposizione dell’attesa,
il chiudersi sotteso a quella luce
che – basta poco – illumina i colori.

Tu sei l’autunno, rosso e giallo insieme,
che si prepara, vino e poi castagne,
all’esplosione, cuore e leggerezza,
di ciò che arriva presto in primavera.

Ed è nella tensione della voce.
il taglio dei capelli, i messaggini,
persino nei colori degli smalti

e in tutte quelle cose… donne… mamme…
che osservo l’esistenza farsi vera.
È lì la tua bellezza e della vita.

Altrimenti

di Giovanni Petta

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Non avrebbe davvero senso alcuno
questo nostro trascendere occasioni
d’incontro rimandate incontro al tempo
sul nastro scintillante del futuro.

E non avrebbe senso proiettare
su un giorno d’intravista primavera
le gioie più profonde immaginate
a splendere nel grigio del presente.

Io seguo la bellezza e tu il momento
tu cerchi il vento ed io la calma piena.
Se il tempo avesse tempo da prestare
saremmo debitori insuperati

di mesi e settimane da viaggiare
di ore e ore spese a chiacchierare
di anni interi persi a progettare
secoli andati in cerca dell’amore.

Arcobaleno del 16 dicembre

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

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Con te non ho paura dell’inverno
né mi spaventa il tempo sconsolato
che piega le ginocchia nel dolore
ché passa come tutto, tutto passa

in questa vita d’oro e d’aria fredda.
Le cose che ti ho detto sono ferme
nel cuore della casa ch’è anche tua
tra il bianco del divano e la parete

nel fianco contro il fianco e nel respiro.
Restiamo fermi, stiamo nel presente
di questo tempo che ci dà occasione

di vivere momenti di pienezza
precipitata nel se-fosse-stato
nel desiderio denso che si avvera

Cassino

di Giovanni Petta

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Rimane nel catrame dell’asfalto
tra il nero del bitume, a mezzeria,
e il bianco illuminato, fari e luna,
– le strisce del sorpasso autorizzato –

il punto doloroso del ricordo
la cifra dell’anello che non tiene.
Tornare, nella notte, sulle strade
che insieme ci tenevano alla vita

è sguardo tutto fisso verso il basso
la periferia degli occhi sulla via.
Mi tengo dentro il vuoto del manubrio

e ciondola la mano che la tua
teneva perché nulla era lontano
ombra era buio e nebbia era foschia