Angelo defilato

di Alessandro Fo

Untitled 1952 by Oskar Fischinger 1900-1967

Sabato notte d’estate sul corso,
gente come fuochi d’artificio:
tutto, fra i trucchi e le pelli abbronzate,
i look tirati, le mise più smaccate,
grondava sfoggio caricaturale.

Serenamente solo,
speravo di incontrare,
l’angelo-donna che è sempre da sola,
breve, raccolta, di braccia sottili,
capelli corti nero a pagliaccetto,
che sopra gli altri come aquila vola.

Lei non era capace
forse di unirsi – come me – a quei riti
o, più semplicemente, era già a letto.

Ma la pregava il mondo dei gentili
che, comparso tra i fili
di quelle traiettorie scombinate,
uno dei suoi umili sorrisi
si rivelasse ragione di pace.

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Oskar Fischinger, Untitled 1952

Il signor Beringer

di Yehuda Amichai

Body Techniques (after Parallel Stress, Dennis Oppenheim,1970) 2007 by Carey Young born 1970

Il signor Beringer, a cui è morto il figlio
sul Canale di Suez, che stranieri
scavarono per far passare le navi nel deserto,
passa con me per la Porta di Giaffa.

È dimagrito molto: ha perso
il peso di suo figlio.
Per questo ora galleggia nei vicoli leggero
e nel mio cuore s’impiglia come i rami
sottili alla deriva.

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Carey Young, Body Techniques 2007

Epifania 2019

di Giovanni Petta

Befana-Digitale.jpg

«Che mi porti, che mi dai?»
il fanciullo dal suo letto
sposta cavi e auricolari
per il solito scherzetto
«…non mi alzo…dài, dài, dài»

Ed il babbo, poverino,
con l’aiuto della mamma
la calzetta, dal camino,
– con un cambio di programma –
gli trasporta nel lettino.

Per un attimo il bambino
lascia tablet e cellulare,
ride in faccia al mandarino,
del carbone non sa fare
che buttarlo sul cuscino.

Sposta noci e caramelle
trova il buono eccezionale
per comprar le cose belle
nel negozio più globale
senza veti o sentinelle.

«Anche noi, alla tua età…»
vuole dir la genitrice
«Sì, lo so, me l’hai già detto»
la interrompe – e poi le dice
«Chiudi, chiudi!» – il pargoletto.

Mentre il padre si dimette
e la mamma è un po’ delusa
per le poche cose dette
quell’infante, stanza chiusa,
si rimette le cuffiette.

24

di Giovanni Petta

tavola vigilia

Tante persone, tante ne vorrei
in una sera senza tempo intorno
e senza niente, niente che distragga
dal cibo, dalle chiacchiere, dal vino

Un’aria attenta, morbida, profumo
di tutto ciò che porto da lontano
e che mi rende ora ciò che sono
in questo ritornare del presente

Persino le persone di un momento
sentite dentro, appena un po’ sfiorate,
a tavola, di fronte oppure accanto,

io le vorrei per chiedere se l’anno
che sta finendo, pigro e un po’ indolente,
è stato bello – e i figli come stanno?

Eleven

di Giovanni Petta

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Piccole piogge attese e, nella terra,
la predisposizione dell’attesa,
il chiudersi sotteso a quella luce
che – basta poco – illumina i colori.

Tu sei l’autunno, rosso e giallo insieme,
che si prepara, vino e poi castagne,
all’esplosione, cuore e leggerezza,
di ciò che arriva presto in primavera.

Ed è nella tensione della voce.
il taglio dei capelli, i messaggini,
persino nei colori degli smalti

e in tutte quelle cose… donne… mamme…
che osservo l’esistenza farsi vera.
È lì la tua bellezza e della vita.

Altrimenti

di Giovanni Petta

ae_ele150702_09_salento (34)

Non avrebbe davvero senso alcuno
questo nostro trascendere occasioni
d’incontro rimandate incontro al tempo
sul nastro scintillante del futuro.

E non avrebbe senso proiettare
su un giorno d’intravista primavera
le gioie più profonde immaginate
a splendere nel grigio del presente.

Io seguo la bellezza e tu il momento
tu cerchi il vento ed io la calma piena.
Se il tempo avesse tempo da prestare
saremmo debitori insuperati

di mesi e settimane da viaggiare
di ore e ore spese a chiacchierare
di anni interi persi a progettare
secoli andati in cerca dell’amore.