Periferia 1940

di Vittorio Sereni

berlino

La giovinezza è tutta nella luce
d’una città al tramonto
dove straziato ed esule ogni suono
si spicca nel brusio.

E tu mia vita salvati se puoi
serba te stessa al futuro
passante e quelle parvenze sui ponti
nel baleno dei fari.

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Muro

di Giovanni Petta

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C’è un tempo atteso che si chiude piano
sul senso delle cose, dentro i giorni
impedimento al verbo del dolore
che non ci fosse, sai?, si può morire

Un muro è questo per ricominciare
e ogni pietra usata ha una ragione
pesante come pesano i pensieri
prima del sonno, dopo questo amore

Mi fermo, insomma, blocco questo andare
nel nero del ricordo del tuo dire,
parole che… non c’erano riscontri

pretese senza mai restituire.
Ti tengo dentro il petto, nella pelle
ti chiudo nel silenzio più prezioso

Becoming thinner

di Giovanni Petta

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Oggi di te mi manca proprio tutto
non solo quelle cose raccontatate
in chili e chili di stupidi versi
ma anche ciò che non riesco a dire

coi suoni e con il senso di parole
da mettere nel ritmo e raccontare.
Mi manca quella voglia e l’energia
che dentro i giorni tu mi rimandavi

dal tuo lavoro e dalle occupazioni
dal più normale e quotidiano impegno.
E mi stordisce quella tua distanza

mi rade al suolo quell’indifferenza
contare quanto un filo d’erba conta
nel prato che si allunga all’orizzonte

Opaque

di Giovanni Petta

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Sempre più lontano sempre più distante
sempre più inconcreto e devastante
nel suo andirivieni di battigia
lo stare ciancicato da valigia

I grumi diluiti dal presente
e la mancanza grigia e dirompente
l’opporsi all’abbandono e allo sparire
le dighe senza senso al divenire

E fiumi di parole e di pensieri
senza percorsi e senza più sentieri
foto e ricordi senza una ragione

in vuoti senza luce, da prigione,
giorni infiniti che segnano l’attesa
nell’infinito opaco della resa

Quarto Grande

di Giovanni Petta

pescocostanzo

Torno, stasera, in quegli stessi luoghi
in cui il tuo corpo camminava accanto
a tutto ciò che ero in quel presente
puro di una purezza ritrovata

con la fatica, stare concentrato
su ciò che la Bellezza può donare
incontro ai venti freddi di dicembre.
Non mi darò al gioco del ricordo

e se per poco tornerai a sfiorarmi
la verità dirò per una volta:
che passeggiavo accanto al tuo sorriso

al camminare tuo ero compagno
e al profumo tuo, della tua pelle
ma tu non c’eri, eri già distante

Attesa

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

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Verso di te mi conduce la notte
delle stelle che sembrano vicine
e degli aerei che vanno lontano
nell’alternare la luce e il mistero

Alberi di una pianura vicina
oltre il nero di nuvole lontane
riflessi opachi, lampioni ormai stanchi
abitacoli di uomini soli

Voci e locali, risate distanti
pensieri piegati, vino e respiro
solitudini di musica e case

È la notte dei ricordi ammansiti
dal temporale, dal fumo e dal mare
che parte e ritorna, abbraccia e rifugge