Deriva

di Giovanni Petta

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La vita scorre piano ora che tu
hai dissipato i sogni e quelle ore
rubate di nascosto al calendario
sentite come un piccolo tesoro

trovato per fortuna. Ora che tu
hai speso la bellezza dei momenti
in cui l’abbraccio appena si teneva
per l’emozione e il fuoco che emanava

la vita è lenta come tartaruga
e il vento è fermo senza che la vela
si muova. Ed il presente è ora un porto

in cui anche tu immobile all’ormeggio
sai d’acqua putrida senza ricambio
che stagna in un mare senza energia

Four years ago

di Giovanni Petta

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Sanno di poco assai gli anniversari
nient’altro che quel po’ di nostalgia
che provi in piena notte dopo il tango
nel cambio delle scarpe e fuggi via

Poi nel ricordo dimentichi persino
la strada tutto solo del ritorno
trattieni solo il bello, lucentezza
di abiti e d’abbracci strepitosi

Del tempo di cui arriva la scadenza
in questo giorno amaro di Novembre
non riesco a cancellare il sottostare

al falso, all’uggia ascosa penetrante
la luce sempre in ombra del parlare
la vita sbrindellata senza amore

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30 novembre 2012 – Memory

Variazioni su tema di Catullo

di Giovanni Petta

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Di lei io dico cose da non dire
ma senza fare nomi, non lo posso
che non è tempo più d’odio e d’amore
che i legulei hanno affilato l’armi

Duemila e settant’anni son passati
da quando dal dolore e dal godere
venivan fuori fiumi di parole
d’offesa maldicente e adorazione

E ancora adesso corrono le donne
– su bighe d’ostensione del potere –
che poi all’eterno consegnano i poeti

Ancora adesso si erigono le croci
per quelli che non tengono al concreto
immateriali bari di parole

Geisha

di Giovanni Petta

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Chissà se finirà e chissà quando?
Il tempo allenterà ogni sconfitta
e ogni pensiero di dolore insano
sarà ricordo comico e dolente

Intanto osservo calmo il tuo passaggio
– non più la testa alta tra la gente
ma un po’ piegata e gonfia, preoccupata –
accanto a donne vecchie nello sguardo

e il tuo che invecchia uguale nel seguire
– gonfiore e poi magrezza del tuo corpo –
l’altalenante umore di chi hai scelto

senz’amore, di ciò sono sicuro.
Sto qui, mi tengo al tutto del mio niente,
in un abbraccio d’aria inconsistente.

 

Dos pasos

di Giovanni Petta

dos pasos

Vederti passeggiare un po’ in penombra
– con l’ombra che ti segue affaticata –
nei suoni del dialetto mascherati
da erre arrotolate e finti accenti

che alludono a passaggi altoitaliani…
e la fatica, il passo affaticato
di chi ti tiene al laccio del potere
venuto da tristezze a te normali:

contratti fatti insieme ai matrimoni
e figli da percorsi disgraziati.
Che somiglianze! Ah, che coincidenze!

E invece la tristezza è tutta mia
che osservo dal mio poco di purezza
il grigio che si fa sempre più cupo.

La fabbrica delle verità

di Giovanni Petta

salvato dalla musica

Non ho la verità ma cose vere
che vengono a trovarmi dentro i giorni
che passo a rivedere le parole
di chi diceva di essere nel giusto.

Ho visto padri – chinati alla violenza
di donne senza scrupoli e agghindate
per vendersi al mercato del potere –
rimare accuse false e inconsistenti

contro altri padri – figli accarezzati –
e poi far finta, come fosse niente,
che tutto nella vita è gioco e infamia.

Non ho la verità ma cose vere
che passano sui figli e sopra i padri
…attese senza resa e sanza scampo.

Cantieri abbandonati

di Giovanni Petta

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Lo so che oggi passerai di qui
in questo luogo fitto di parole
per rivedere ciò che hai distrutto
macerie di carezze e di illusioni

Io non mi sono mosso, ho raccattato
ogni momento amato e poi la rabbia
che segue al tonfo, al crollo ed alla resa
Tutto ho salvato, persino i materiali

che non aveva senso sistemare
negli angoli, a sostegno di pareti
per stanze ch’era meglio non aprire.

Ho fatto tutto questo per salvare
gli oggetti del “museo dell’innocenza”
senza speranza di ricostruire