La vita dei bicchieri e delle stelle

di Giuseppe Grattacaso

B IV 1971 by John Golding 1929-2012

La vita dei bicchieri e delle stelle,
tutta gentile e tutta risplendente
brillante di gas elio o detergente,
è quello che noi siamo e non sappiamo,
bagliore nello spazio quotidiano,
l’immediato presente e il più lontano,
è l’esistenza senza alcun confine
nell’universo, il gesto luminoso
della mano, il raggio che ci sfiora
e che si apparta, il cielo che rivela
la nostra carne terrena e siderale,
lo scompiglio del fiato universale.

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John Golding, B IV 1971
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Il signor Beringer

di Yehuda Amichai

Body Techniques (after Parallel Stress, Dennis Oppenheim,1970) 2007 by Carey Young born 1970

Il signor Beringer, a cui è morto il figlio
sul Canale di Suez, che stranieri
scavarono per far passare le navi nel deserto,
passa con me per la Porta di Giaffa.

È dimagrito molto: ha perso
il peso di suo figlio.
Per questo ora galleggia nei vicoli leggero
e nel mio cuore s’impiglia come i rami
sottili alla deriva.

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Carey Young, Body Techniques 2007

Il canto della durata

di Peter Handke

Blue Spot 1966 by Bernard Cohen born 1933

Il canto della durata è una poesia d’amore.
Dice di un amore al primo sguardo
seguito da numerosi altri sguardi.
E questo amore
ha la sua durata non in qualche atto,
ma piuttosto in un prima e in un dopo,
dove, per il diverso tempo del quando si ama,
il prima era anche un dopo
e il dopo anche un prima.
Ci eravamo già uniti
prima di esserci uniti,
continuavamo a unirci
dopo esserci uniti
giacendo così per anni
fianco a fianco, il respiro nel respiro
uno accanto all’altra.
I tuoi capelli bruni si coloravano di rosso
e diventavano biondi.
Le tue cicatrici si moltiplicavano
e diventavano poi introvabili.
La tua voce tremava,
si fece ferma, sussurrava, trasaliva,
si volgeva in una cantilena,
era l’unico suono nella notte del mondo,
taceva al mio fianco.

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Bernard Cohen, Blue Spot 1966

Qualcosa nel buio

di Pierluigi Cappello

Aurora Borealis 1952 by Roberto Crippa 1921-1972

L’altra notte ho messo la faccia nel buio
non c’era che la mia faccia non c’era niente
non si muoveva un solo rumore né una sola evidenza
animava al soprassalto, neanche il sospetto
di un’assenza concentrata in ombra
c’era solo la pressione del nero sugli occhi
con quella della nuca sul cuscino
e tutto attorno, qualcosa tutto attorno
conteneva quell’oscurità e me.

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Roberto Crippa, Aurora Borealis 1952

Eravamo tutti perdonati

di Patrizia Cavalli

tamburro

Eravamo tutti perdonati.
Perché l’aria ci assorbiva
nella sua temperatura. La testa
piegata di lato, la guancia che tocca
la spalla e quasi l’accarezza. Liscio
il respiro, sollevato volante.
Il cuore pattinava controvento.
Oh varietà! Oh insieme!
Ogni strada è felice
se una pioggietta tiepida
intimidisce la luce
e la costringe a spargersi
senza predilezioni.
Più che perdono. Eravamo accolti.

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Antonio Tamburro, «Camminando sotto la pioggia»