Epifania 2019

di Giovanni Petta

Befana-Digitale.jpg

«Che mi porti, che mi dai?»
il fanciullo dal suo letto
sposta cavi e auricolari
per il solito scherzetto
«…non mi alzo…dài, dài, dài»

Ed il babbo, poverino,
con l’aiuto della mamma
la calzetta, dal camino,
– con un cambio di programma –
gli trasporta nel lettino.

Per un attimo il bambino
lascia tablet e cellulare,
ride in faccia al mandarino,
del carbone non sa fare
che buttarlo sul cuscino.

Sposta noci e caramelle
trova il buono eccezionale
per comprar le cose belle
nel negozio più globale
senza veti o sentinelle.

«Anche noi, alla tua età…»
vuole dir la genitrice
«Sì, lo so, me l’hai già detto»
la interrompe – e poi le dice
«Chiudi, chiudi!» – il pargoletto.

Mentre il padre si dimette
e la mamma è un po’ delusa
per le poche cose dette
quell’infante, stanza chiusa,
si rimette le cuffiette.

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Lettera da Firenze

di Alessandro Fo

Magritte, Rene, The castle of the Pyrenees, 1959_0

…e grazie dell’invito alla poesia
su Mailyn Monroe…
Ci provo, ma non so
che saprò dire.

In questo mio non facile momento
ho ancora il cuore tutto petillante
di parole d’affetto

Inavvertiti, sono giunti i Sessanta
e – sai che c’è? – non sarebbe perfetto
che tu e i miei Lapi ed io
fossimo presi per incantamento?
Ma per davvero. Un castello di Atlante,
e vivere soltanto di poesia.

La sera, andando a letto,
solo due gocce di versi. E dormire.

 

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da «Esseri umani», L’arcolaio editore, 2018

24

di Giovanni Petta

tavola vigilia

Tante persone, tante ne vorrei
in una sera senza tempo intorno
e senza niente, niente che distragga
dal cibo, dalle chiacchiere, dal vino

Un’aria attenta, morbida, profumo
di tutto ciò che porto da lontano
e che mi rende ora ciò che sono
in questo ritornare del presente

Persino le persone di un momento
sentite dentro, appena un po’ sfiorate,
a tavola, di fronte oppure accanto,

io le vorrei per chiedere se l’anno
che sta finendo, pigro e un po’ indolente,
è stato bello – e i figli come stanno?

Eleven

di Giovanni Petta

albero_giallo (1)

Piccole piogge attese e, nella terra,
la predisposizione dell’attesa,
il chiudersi sotteso a quella luce
che – basta poco – illumina i colori.

Tu sei l’autunno, rosso e giallo insieme,
che si prepara, vino e poi castagne,
all’esplosione, cuore e leggerezza,
di ciò che arriva presto in primavera.

Ed è nella tensione della voce.
il taglio dei capelli, i messaggini,
persino nei colori degli smalti

e in tutte quelle cose… donne… mamme…
che osservo l’esistenza farsi vera.
È lì la tua bellezza e della vita.

Epifania

di Giovanni Petta

fine estate

Quando l’estate torna alla sua fine
come ogni anno – ed io la riconosco –
sento passare di mattina presto,
in corsa o in camminata di salute,

i milanesi che fra qualche giorno
ripartiranno e nel gran deserto
di freddo e vento, bar di lontananza,
mi lasceranno solo nell’inverno.

Pare, ogni volta, tutto già vissuto
e il tempo addosso, livido e pesante,
sembra che sia passato inutilmente.

Nel box ripongo sdraio da giardino
insieme ai tools di materiale estivo
che come me non amano il letargo.

Reset

di Giovanni Petta

Immagine

Nel mezzo – che fatica! – della vita
ogni momento, anche di tragedia,
che arriva dal percorso del passato
– persino dal passato più vicino –

riverbera sul corpo e dentro il cuore
ma dolcemente, quasi da carezza.
Si mescola il presente nel dolore,
lo diluisce: stempera e schiarisce.

Di ciò ch’è stato tutto il nostro tempo
non mi rimane altro che la voglia
di ricordare attimi di gioia.

E non ne trovo. Come se quel lampo
di collisione, scontro di metallo,
un niente fosse stato, tutto bianco.

Dissolvenza

di Giovanni Petta

staffoli 2017

E lo cerchiamo questo stare bene
il modo giusto di partire e andare
un niente da nascondere e temere
senza guerre – nascondersi e fuggire –

Parlare coi tuoi occhi è navigare
tra il futuro che s’agita nel cuore
che tengo dentro il petto da millenni
senza voglia né tempo da passare

Sentire che ci sei, che ci sarai
che non importa il modo né il momento
– fosse un istante, foss’eternità –

è come un cielo azzurro che mi abbraccia
mentre la notte piano si allontana
e tutto il resto è un niente senza traccia.