Il canto della durata

di Peter Handke

Blue Spot 1966 by Bernard Cohen born 1933

Il canto della durata è una poesia d’amore.
Dice di un amore al primo sguardo
seguito da numerosi altri sguardi.
E questo amore
ha la sua durata non in qualche atto,
ma piuttosto in un prima e in un dopo,
dove, per il diverso tempo del quando si ama,
il prima era anche un dopo
e il dopo anche un prima.
Ci eravamo già uniti
prima di esserci uniti,
continuavamo a unirci
dopo esserci uniti
giacendo così per anni
fianco a fianco, il respiro nel respiro
uno accanto all’altra.
I tuoi capelli bruni si coloravano di rosso
e diventavano biondi.
Le tue cicatrici si moltiplicavano
e diventavano poi introvabili.
La tua voce tremava,
si fece ferma, sussurrava, trasaliva,
si volgeva in una cantilena,
era l’unico suono nella notte del mondo,
taceva al mio fianco.

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Bernard Cohen, Blue Spot 1966

Qualcosa nel buio

di Pierluigi Cappello

Aurora Borealis 1952 by Roberto Crippa 1921-1972

L’altra notte ho messo la faccia nel buio
non c’era che la mia faccia non c’era niente
non si muoveva un solo rumore né una sola evidenza
animava al soprassalto, neanche il sospetto
di un’assenza concentrata in ombra
c’era solo la pressione del nero sugli occhi
con quella della nuca sul cuscino
e tutto attorno, qualcosa tutto attorno
conteneva quell’oscurità e me.

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Roberto Crippa, Aurora Borealis 1952

Vent’anni

di Giovanni Petta

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Dove sarà, dove sarà andata
la frenesia, la voglia, il desiderio,
il gusto dello stare e del partire,
il senso del combattere e morire?

Il posto esatto certo che non so
nemmeno come fare per trovarlo
nemmeno accanto so come si fa
a stare, respirare, dondolare

le feste di paese, il rabberciare
parole contro tesi sostenute
bicchieri di incantevoli serate

e il senso del tornare derelitti
mancanze e solitudini grigiaste
da dove si creava gioia pura

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Vincenzo Ucciferri, «See me»

Il mio sguardo è nitido come un girasole

di Fernando Pessoa

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Il mio sguardo è nitido come un girasole.
Ho l’abitudine di camminare per le strade
guardando a destra e a sinistra
e talvolta guardando dietro di me…
E ciò che vedo a ogni momento
è ciò che non avevo mai visto prima,
e so accorgermene molto bene.
So avere lo stupore essenziale
che avrebbe un bambino se, nel nascere,
si accorgesse che è nato davvero…
Mi sento nascere a ogni momento
per l’eterna novità del Mondo…

Credo al mondo come a una margherita,
perché lo vedo. Ma non penso ad esso,
perché pensare è non capire…
Il Mondo non si è fatto perché noi pensiamo a lui,
(pensare è un’infermità degli occhi)
ma per guardarlo ed essere in armonia con esso…

Io non ho filosofia: ho sensi.
Se parlo della Natura, non è perché sappia ciò che è,
ma perché l’amo, e l’amo per questo
perché chi ama non sa mai quello che ama,
né sa perché ama, né cosa sia amare…

Amare è l’eterna innocenza,
e l’unica innocenza è non pensare…

Domande all’ora del tè

di Nicanor Parra

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Questo signore un po’ smagrito sembra
una figura del museo delle cere;
guarda attraverso le tendine rotte:
cosa vale di più? L’oro o la bellezza?
Vale di più il ruscello che si muove
o la foglia rimasta sulla riva?
Da lontano si ode una campana
che apre una ferita in più, o che la chiude:
È più reale l’acqua della fonte
o la ragazza che si specchia in essa?
Non si sa, la gente se la passa
costruendo castelli sulla sabbia.
Il vetro trasparente è più prezioso
della mano dell’uomo che lo crea?
Si respira un’atmosfera stanca
di cenere, di fumo, di tristezza:
ciò che si vide una volta non si torna
a vedere nello stesso modo, dicono le foglie secche.
Ora del tè, pane tostato, burro.
Tutto avvolto da una specie di nebbia.

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traduzione di Giovanni Petta
l’immagine è «Nighthawks» di Edward Hopper

Epifania 2019

di Giovanni Petta

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«Che mi porti, che mi dai?»
il fanciullo dal suo letto
sposta cavi e auricolari
per il solito scherzetto
«…non mi alzo…dài, dài, dài»

Ed il babbo, poverino,
con l’aiuto della mamma
la calzetta, dal camino,
– con un cambio di programma –
gli trasporta nel lettino.

Per un attimo il bambino
lascia tablet e cellulare,
ride in faccia al mandarino,
del carbone non sa fare
che buttarlo sul cuscino.

Sposta noci e caramelle
trova il buono eccezionale
per comprar le cose belle
nel negozio più globale
senza veti o sentinelle.

«Anche noi, alla tua età…»
vuole dir la genitrice
«Sì, lo so, me l’hai già detto»
la interrompe – e poi le dice
«Chiudi, chiudi!» – il pargoletto.

Mentre il padre si dimette
e la mamma è un po’ delusa
per le poche cose dette
quell’infante, stanza chiusa,
si rimette le cuffiette.