Pomeriggio

di Giovanni Petta

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Tu nella stanza tua tra le tue carte
io in un’altra con le cose mie
e l’aria attraversava il corridoio
per dirmi che tu c’eri, ch’eri mia

Lo spazio mio non era poi un granché
la scrivania, la luce; dislocato
quasi all’ingresso… ero provvisorio
ma lavoravo bene, respiravo

Sentivo i movimenti delle carte
e immaginavo le tue mani… mie
poi la tua voce stare sul mio nome

“Ho voglia di un caffè e di un tuo bacio…”
Banalità talmente sconcertanti
piccole cose, senso che si perde…

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Quando piove

di Giovanni Petta

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È ancora buio. È in ritardo l’alba
Il vento sembra quello dell’inverno
e la giornata è nuova, di partenza
è nuovo il viaggio, nuova l’esperienza

La borsa è quella degli spostamenti
di pochi giorni. Quando mi dicevi
“È il caso di star soli, che ne dici
se andiamo via? Che poi si sta felici

a vivere noi due in posti nuovi.
Stando lontani aumentano gli abbracci
e ogni ritorno rende un po’ più forti”.

Parto da solo oggi, fuori piove.
Nel bagagliaio c’è spazio a non finire
tra la mia borsa e il vuoto da riempire.

Monte Pizzi

di Giovanni Petta

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Che i fiori abbiano pace da donare
anche in montagna dove fan fatica
per il freddo che devono abbracciare
è cosa risaputa. C’è da dire

che anche li, in quella pace strepitosa
si muoveva un fantasma da inseguire.
Prati verdi – con erre arrotolata –
le ginestre che urlavano di gioia

dentro il vino, dentro il bianco del pane
arrivava, maledetto, il silenzio
e la paura di perdere tutto

Eri gelo ed eri anche vulcano
Eri sola in quello strano presente
che già sapeva di tempo passato

Le tre e tre

di Giovanni Petta

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Sei ancora tu a svegliarmi nella notte
sempre allo stesso punto. È quel minuto
– il terzo della terza ora – in cui
la sveglia sembra essersi fermata.

Invece no: arriva presto il quarto
e sono già a vegliare la tristezza
di stare proiettato sul ricordo.
Nel buio sembra vita vera quella.

Le foto ritrovate, la memoria,
le frasi pronunciate dalle labbra
disegno di un dolore ripetuto.

E vivo veramente, vivo bene
le ore che precedono la luce.
Poi arriva l’alba e piombo nella notte.

Stagioni che non tornano

di Giovanni Petta

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Fiori in arrivo, bella primavera
e polline e colori in allergia
serate da trascorrere all’aperto
qualcuno canta e stona, nostalgia

Tutto finisce e termina l’inverno
e tutto ciò che arriva mi convince
mentre il passato ormai lo trovo poco
tra incontri e sigarette da fumare

Però rimane dentro una sostanza
che a diluirla un po’ ci vorrà tempo
la densità di una sconfitta amara

che brucia che rimbalza che sconcerta.
A volte penso che sei stata tutto
sei stata estate e poi anche l’inverno.

Vasto Nord

di Giovanni Petta

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Spaesato in quest’aprile ancora freddo
che non trovo più la forza di reagire
agli eventi, al deviare dei ruscelli
alle foglie che s’impiccano da sole

Sulla spiaggia dei discorsi esagerati
sulla sabbia dell’oasi e tormento
mi commuovo alle pagine inventate
fermo, invece, sulle cose della vita

Tu rimescoli intingoli provati
una maschera il pensiero del tuo viso
mentre godi la bellezza delle cose

C’è Venezia, più a nord del pomeriggio,
e il ricordo di un passaggio malandato
tra la nuvola e il falco alto levato

Stupide consuetudini

di Giovanni Petta

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Prima di dormire, anche stasera
mi dico la preghiera quotidiana
per non restare con i miei fantasmi
per non avere visite nei sogni

Però non sono poi così convinto
di non volere ciò che mi sta dentro
da anni e che mi brucia e che mi ammala
di rabbia, di dolcezza e di dolore

Quanta distanza! Quanto tempo andato!
Tra il chiosco della piazza ed il droghiere
passo ogni giorno come fosse allora

Ritrovo i passi che ho seminato
gli sguardi verso scorci e verso androni
riconoscenti di quel mio saluto