Periferia 1940

di Vittorio Sereni

berlino

La giovinezza è tutta nella luce
d’una città al tramonto
dove straziato ed esule ogni suono
si spicca nel brusio.

E tu mia vita salvati se puoi
serba te stessa al futuro
passante e quelle parvenze sui ponti
nel baleno dei fari.

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Norma

di Giovanni Petta

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Nell’anima di gente strepitosa
c’è spesso un po’ d’inferno che non cede
a spinte di bellezza, a tentativi
di chi vorrebbe il bene dentro il bene.

La vita è sempre strana, non si prende.
E i movimenti, il tono della voce,
l’incanto di chi ha il dono della luce
che viene dagli abissi misteriosi

d’infanzie fatte apposta per colpire
chi vive nella norma del presente:
tutto s’incastra in forma di romanzo.

Ma che peccato il perdersi nel niente,
sparire dalla vita e dal godere
ciò che si esprime senza sforzo alcuno.

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In UMANA, TROPPO UMANA, poesie per Marilyn Monroe a cura di Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo, Nino Aragno Editore, 2016

Moby ticket

di Giovanni Petta

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Tendine spiaccicate
sull’umido piovuto
del vetro.

Il pomeriggio è vento
che infastidisce il cuore.

L’ambulatorio è acquario
di pesci sconosciuti
e l’infermiera in camice
una balena bianca.

Le diagnosi che nuotano,
le anime distratte
Gozzano, altri pensieri
“Tossisca… cataratte…”

London

di Giovanni Petta

londra-cab3

Vorrei che non finisse questo viaggio
il tuo volare sola che mi prende
che mi emoziona mentre sto da solo
a far da cura al cuore e alla distanza

Non so davvero cosa stai facendo
né riesco a immaginare la tua bocca
parlare cose finalmente nuove
negli occhi di perfetti sconosciuti

Vorrei che non finisse il sentimento
di quest’attesa tenera e sospesa
che non prevede mete e compimenti

La vita mia è un ponte da lanciare
da sponda che non serve e che non tiene
verso orizzonti sempre più lontani

Attesa

di Giovanni Petta – Foto di Marcella Cicchino

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Verso di te mi conduce la notte
delle stelle che sembrano vicine
e degli aerei che vanno lontano
nell’alternare la luce e il mistero

Alberi di una pianura vicina
oltre il nero di nuvole lontane
riflessi opachi, lampioni ormai stanchi
abitacoli di uomini soli

Voci e locali, risate distanti
pensieri piegati, vino e respiro
solitudini di musica e case

È la notte dei ricordi ammansiti
dal temporale, dal fumo e dal mare
che parte e ritorna, abbraccia e rifugge

Satie

di Giovanni Petta

Satie

Rincuora la follia e la tua fine
il gioco estremo del sentirsi solo
il vino e poi gli ombrelli nell’armadio
gli inviti scritti solo per te stesso

In ogni tempo strano della vita
ti trovo dentro, trovo le tue note
l’arrampicarsi strano e inaspettato
di melodie d’incanto e di sorpresa

“Sei come me” ti dico sorridendo
quando m’inoltri lo stupore denso
di cose già sentite e inaspettate

Difficile spiegare quel che dice
la musica piegata dal tuo tempo
dolore ed ironia senza tormento