Angelo defilato

di Alessandro Fo

Untitled 1952 by Oskar Fischinger 1900-1967

Sabato notte d’estate sul corso,
gente come fuochi d’artificio:
tutto, fra i trucchi e le pelli abbronzate,
i look tirati, le mise più smaccate,
grondava sfoggio caricaturale.

Serenamente solo,
speravo di incontrare,
l’angelo-donna che è sempre da sola,
breve, raccolta, di braccia sottili,
capelli corti nero a pagliaccetto,
che sopra gli altri come aquila vola.

Lei non era capace
forse di unirsi – come me – a quei riti
o, più semplicemente, era già a letto.

Ma la pregava il mondo dei gentili
che, comparso tra i fili
di quelle traiettorie scombinate,
uno dei suoi umili sorrisi
si rivelasse ragione di pace.

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Oskar Fischinger, Untitled 1952
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Lettera da Firenze

di Alessandro Fo

Magritte, Rene, The castle of the Pyrenees, 1959_0

…e grazie dell’invito alla poesia
su Mailyn Monroe…
Ci provo, ma non so
che saprò dire.

In questo mio non facile momento
ho ancora il cuore tutto petillante
di parole d’affetto

Inavvertiti, sono giunti i Sessanta
e – sai che c’è? – non sarebbe perfetto
che tu e i miei Lapi ed io
fossimo presi per incantamento?
Ma per davvero. Un castello di Atlante,
e vivere soltanto di poesia.

La sera, andando a letto,
solo due gocce di versi. E dormire.

 

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da «Esseri umani», L’arcolaio editore, 2018

Angelo della morte

di Alessandro Fo – foto di Marcella Cicchino

angelo morte

Fuori dal tribunale
passavi più lontano.
La tua andatura stramba,
le ballerine rosse sul pantano
di tormenti passati.
Non accada
più di subirli.
E presi un’altra strada.

Ma una falce fatale
ci riunì spietata al faccia a faccia
e sconsolato allargando le braccia
ti ci sfiorai d’istinto le spalle,
mentre salutavi fredda e odiosa,
che saresti stata più affettuosa
nell’incontrare perfino la morte.

A sinistra, azzurra vena in campo rosa,
la vena sul tuo seno
non veniva volgendo che veleno.

E ti vidi, per un sinistro effetto,
comporsi i connotati della morte.
Sotto occhiali da sole, solo un teschio;
le tue poche parole storte e ossesse
slittavano in un morso, quasi come
quando caddi e il muscolo non resse
e lo strappo aprì un buco nella gamba.

Rapidamente ti volsi le spalle.
Sopprimere un antico e vivo affetto,
come per trarre in inganno la morte.
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in  «L’Immaginazione» 283, settembre-ottobre 2014, pp. 1- 2
e in http://www.pioggiaobliqua.it/nuovo-poesia-alessandro-fo/